Il Follo. Un grumo di case che si allunga lungo l'asta della Teva, tortuoso torrentemadre; al cospetto del puntuto campanile, esplode il piccolo bocciolo di case e cantine. In questo borgo gira il fulcro del mondo del Valdobbiadene Superiore.

Se non bastasse, un po' appartata, gira immobile una ruota da mulino ad ammonire sulle imprevedibili capriole della storia. Un tempo era Follo, azionato dall’acqua della Teva, dove battevano i folloni della lana per i ruvidi indumenti del contado, oggi attività autunnale di folare, pigiare l'uva, a suggello della festosa devastazione delle vigne, come direbbe il poeta della vendemmia. Le nostre vigne, giardini permanenti dove in ogni stagione è possibile cogliere fiori e vivere suggestioni impagabili, si prestano al passo lento del turista e non hanno mai subito la violenza delle macchine. Unici intrusi, tra i filari, il passo laborioso del contadino e il guizzo di lepri e fagiani.

Le macchine intanto invadono i fondovalle e l'Oltrepiave, dal quale ci distanzia l'armonioso silenzio dei nostri aviti casolari dove risiedono storia e bellezza.
Siate i benvenuti.